domenica 4 dicembre 2011

Nel Fosso di Rio Salso

 27 novembre 2011
Rio Salso era una delle frazioni meno popolose del comune di Bagno di Romagna. Il suo territorio confinante con Paganico, Rio Petroso, Strabatenza e Pietrapazza, ha visto, dopo il secondo dopoguerra, un progressivo assottigliarsi della popolazione e Rio Salso già nei primi anni del 1960 non contava più nessun abitante. Anche se il rinvenimento (intorno al 1950) di una accetta in pietra verde di forma subtriangolare, risalente al periodo eneolitico, testimonia la presenza umana in queste terre fin da epoca preistorica, il primo documento ufficiale, che in un certo senso segna l’inizio della storia di Rio Salso, è un atto notarile datato 7 novembre 1193. La valle dove scorre il fosso Rio Salso è piccola , ma ci sono tante case che, purtroppo, essendo abbandonate da diversi anni, assomigliano più a cumuli di macerie che a edifici. Per fortuna esistono libri come “Il Popolo di Rio Salso”, che tengono vivi i ricordi della vita e  degli abitanti di questi luoghi un po’ sperduti. Per fare questa escursione, prima ho preparato la traccia, poi l’ho caricata sul GPS, perché è quasi tutta fuori dai sentieri segnalati e poi, come pensavo,  sono anche ricoperti da vegetazione, come il tratto che va da Pian di Noce al mulino di Rio Salso e quindi, senza GPS, non sarebbero di facile individuazione. Per arrivare al piazzale di Monte Piano; da San Piero in Bagno si percorre Via Garibaldi e Via Verdi, poi fuori dal paese si continua sulla strada principale sempre in salita, fino al crinale, dove un paio di sbarre chiudono le possibili vie ai  mezzi motorizzati. Le notizie le ho tratte dal libro “Il Popolo di Rio Salso” a cura di C.Bignami e A.Boattini, con i testi di M.Bartolini, C.Bignami e A.Boattini, edizione “AD LIMINA V”.
Per altre foto cliccare qui.

N° 19 Comune Bagno di Romagna Carta n° 19 “Comune di Bagno di Romagna”, riprodotta con il permesso dell’ Istituto Geografico Adriatico di Longiano.
Toponimo
Posizione
Quota
Tempo
Km.
Piazzale Monte Piano N43 51 13  E11 55 51
980
0.00
0.00
Deviazione a dx N43 51 09  E11 55 47
981
0.05
0.16
Valcitura N43 51 05  E11 55 20
779
0.35
2.20
Tassinara N43 51 18  E11 55 11
753
0.45
2.80
Pian di Noce di sotto N43 51 22  E11 54 56
730
1.00
3.20
Pian di Noce di sopra N43 51 27  E11 54 50
728
1.05
3.50
Molino di Rio Salso N43 51 26  E11 54 30
647
1.30
4.20
A dx sopra la rete N43 51 31  E11 54 10
733
2.05
5.10
Dev. a dx dal crinale N43 51 42  E11 53 59
732
2.15
5.60
Guado fosso Rio Salso N43 51 46  E11 54 10
588
2.35
6.30
A dx su CAI 213/A N43 51 55  E11 54 10
676
2.45
6.70
Palazzo Giannelli N43 51 52  E11 54 19
714
2.55
7.00
Cimitero N43 52 08  E11 54 14
700
3.05
7.80
Chiesa Rio Salso N43 51 56  E11 54 20
745
3.15
8.40
Capannello
N43 51 54  E11 54 20
731
3.20
8.50
Valdacero N43 51 39  E11 54 36
729
3.45
9.50
Dietro front e a dx mulatt. N43 51 42  E11 54 34
752
3.50
9.60
Frassineta N43 51 43  E11 55 09
879
4.20
10.7
Sabbioni N43 51 34  E11 55 22
852
4.30
11.3
Auto N43 51 13  E11 55 50
980
5.00
13,0
Tempo           ore 5.00 + le soste
Dislivello         m. 750 circa in salita e discesa
Lunghezza     Km. 13.000
segnavia Totem di cartelli segnavia al piazzale di Monte Piano.

bivio Ci si incammina a sinistra sul sentiero CAI 201 e GAVB(Grande Anello Val di Bagno) e in pochi minuti, dopo aver superato la sbarra di metallo,si giunge al  bivio dove bisogna scendere a destra su strada ruspata chiamata “strada Giannelli”,  lasciando così il sentiero segnato.


sentieroLa strada, scende con ampi tornanti.Valcitura In circa mezz’ora si arriva alla Valcitura.
Nel 1545, Giannone d’Antonio da S.Paulo possiede terra aratia roncata, e boscata nelle pertinenze di Risalso luogo detto Valcitura. La casa è abbandonata dalla famiglia Portolani tra il 1950 e il 1960. Nei primi anni del 1970 la casa è ceduta dalla famiglia Giannelli al Demanio Forestale.  Sul camino c’è una targa con scritto FF GG AD 1903(Fece Fare Giovanni Giannelli Anno Domini 1903).
capriolo Un capriolo non si è accorto del nostro arrivo.Tassinara Proseguendo sulla strada, quando curva a destra, si lascia per scendere alle case di Tassinara o Tassinaia.
Nel 1545 Andrea di Pellegrino possiede 5 some(misure del terreno) alla borra di Tassinaio, some 5 a Tassinaio. Nel 1902 diventa proprietà di Giovanni Giannelli. Tra il 1950/1960 vi abita Nello Mazzoli che abbandonerà definitivamente il podere trasferendosi ai Sabbioni. Nei primi anni del 1970 è ceduta dalla famiglia Giannelli al Demanio Forestale.
Pian della Noce Dopo la Tassinaia il sentiero si restringe e stando alto sul prato porta a Pian della Noce.
E’ stata abbandonata tra il 1963/64 da Nello Beaulardi. Anche questa è stata ceduta al Demanio Forestale dalla famiglia Giannelli.
Maestà La piccola maestà di Pian della Noce.Pian della NoceDopo la prima casa si volta a sinistra e passando in mezzo ad altri edifici si inizia a scendere, un po’ a lume di naso, verso il fosso. Ci sono diverse tracce più o meno belle, finché si trova un avanzo della vecchia mulattiera che scende parallela al fosso e che porta al molino.bottaccioIl muro del bottaccio del molino.MolinoMulino di Rio Salso o di Pian della Noce.
Censito almeno dal XVI secolo era il mulino di proprietà della comunità di Corzano ed era l’unico esistente a Rio Salso. Nel 1829 era di proprietà di Bernardo Aquilanti Spighi ed il mugnaio era Giovan Piero Bartolini. Il mulino ha macinato fin verso i primi anni del 1950 e intorno al 1970 i Giannelli l’hanno venduto al Corpo Forestale dello Stato. Al pari degli altri opifici ad acqua della zona, anche questo era dotato di pale di quercia a forma di cucchiaio montate su di una ruota orizzontale, ospitata nella cosiddetta galleria del ritrecine; una sorta di antro, parte scavato nella roccia, parte in muratura, ricavato nelle fondamenta dell’edificio. Le pale e la ruota, attraverso gli incastri del ritrecine, pure di quercia, erano unite ad un albero di trasmissione verticale, il palo di ferro, che ingranava il palmento ospitato nel soprastante locale delle macine. Il mulino di Rio Salso, come tutti gli altri, macinava, alla Lionese: la macina superiore, girevole, riceveva movimento direttamente dalle pale e ruotava su quella inferiore, ferma e forata al centro per permettere il passaggio dell’albero del ritrecine. L’attrito fra le superfici delle due macine, opportunamente scanalate, permetteva la frantumazione dei cereali in farina. Annessi al palmento erano la tramoggia, recipiente troncoconico dove si caricavano il frumento o la biada da macinare ed il matraccio, un cassone in cui si raccoglieva la farina appena uscita dalle macine, ancora calda. Le macine in dotazione al mulino erano di produzione locale e, tenuto conto della poca attività del palmento, si calcolava potessero durare per 40 anni prima che si rendesse necessario il loro rinnovo. Soltanto in tempi più recenti (inizio Novecento) si cominciò a ricorrere a macine anconitane, in realtà provenienti dal pesarese, di migliore qualità. 
46 La galleria del ritrecine.bivio All’interno dell’edificio ci sono ancora le macine.56-si scavalca la rete Dopo aver visto il mulino, si guada il fosso e si risale dall’altra parte tenendo sulla destra la recinzione dell’Azienda Faunistica Venatoria.Siamo sotto il Monte della Casaccia. Si costeggia sempre la rete fino ad un palo con una freccia rossa che manda al di là della rete. Qui bisogna scavalcare la rete, mentre il sentiero scende a sinistra nella valle di Pietrapazza.Guado Rio SalsoDopo aver oltrepassato la recinzione si cammina su un sentierino ben marcato, aiutati anche da qualche segno rosso sugli alberi. Arrivati ad una selletta, dove c’è un palo con cartello “divieto di caccia” steso al suolo, si va a destra in discesa seguendo una bella traccia che porta a guadare di nuovo il fosso e risale dall’altra parte innestandosi in breve sul sentiero CAI 213/A che proviene da Ca’ di Veroli. Palazzo Giannelli Si va a destra e si arriva subito al Palazzo Giannelli.
Diverse famiglie hanno caratterizzato la storia di questi luoghi, ma coloro che più di ogni altro sono riusciti a far uscire dall’ anonimato Rio Salso, sono i Giannelli, la famiglia che attraverso il lavoro, l’abilità e l’intraprendenza dei suoi componenti, ha lasciato un segno indelebile nella vita e nella memoria di questo piccolo borgo di montagna. I Giannelli costruirono il loro palazzo nel 1892 e qui restarono fino al 1943. Successivamente divenne l’abitazione dei coloni. Nel 1950 è abitato dalle famiglie Gentili e Milanesi che saranno gli ultimi inquilini. I Giannelli vendettero il palazzo nel 1944 alla famiglia Ferretti di Reggio Emilia, che poi lo cedette alla famiglia Padovera, successivamente divenne proprietà della Regione Emilia-Romagna.
Casetto Il casetto con il forno.Palazzo Giannelli La porta della facciata principale del Palazzo.Palazzo GiannelliLa porta del retro.Cimitero di Rio Salso Dal palazzo si prosegue sulla strada che viene da Monte Piano e quando si arriva all’altezza della Chiesa si volta a sinistra sullo stradello che porta al vecchio cimitero di Rio Salso. Dal cimitero si ritorna alla strada, la si attraversa e si scende ai resti della Chiesa di Rio Salso.ChiesaCornice di una  nicchia all’interno della chiesa.
sarcofago Questa è la foto, scattata nel 2000, di un sarcofago che si trovava all’interno della chiesa. Dal sagrato della chiesa ci sono due possibilità per continuare l’escursione; la prima è quella di prendere la vecchia mulattiera sulla sinistra in leggera discesa, che conduce alla casa di Valdacero. La seconda è quella di ritornare al palazzo passando di fianco ai resti di Ca’ Capannello che si trova a pochi metri dalla Chiesa, poi scesi al palazzo si va a sinistra,( segno CAI), su un sentiero che, dopo aver attraversato un prato e una zona umida, in leggera salita si ricongiunge con la mulattiera predetta.CapannelloIl Capannello.
Era il podere della Chiesa. La casa è stata abbandonata nel 1959 da Adamo Beaulardi. Su uno spigolo c’è una consumata pietra cantonale su cui era inciso Km. 7,272 che sarebbe la distanza di questa casa da San Piero in Bagno, lungo la vecchia mulattiera ormai quasi tutta ruspata.
Capannello Km.7272 La pietra cantonale.ChiesaLa Chiesa di Rio Salso vista dal sentiero che conduce a Valdacero.Mulattiera Vecchio muretto che delimita la mulattiera. Ogni tanto in questo tratto appare qualche segno CAI.ValdaceroCa’ Valdacero.
Almeno dal 1696 fino al 1704 vi abita Santi Mosconi da Val del Acero. Nel 1696 Pasquino di Santi da Val del Acero sposa Donna Lucia di Romoaldo da Pian della Noce.Nel 1898 diventa proprietà di Giovanni Giannelli e viene abbandonata da Cesare Masini nel 1954. Successivamente anche questa passa al Demanio Forestale.
FrassinetaDa Valdacero si torna leggermente indietro e al colmo di una salitina si volta a destra, iniziando così a salire sulla mulattiera che, senza segnavia, ma con traccia leggibile, dopo aver doppiato un promontorio arriva sui prati di Frassineto o Frassineta, che rimane ai bordi della strada carrozzabile che scende a Rio Salso.
Nel 1704 Francesco di Raffaello di Diamante lavorante a Frassineto, si unisce in matrimonio con Donna Maddalena di Santi da Virgilio da Val d’Acero. Nel 1868 proprietario è Orazio Spighi che successivamente cede il podere alla famiglia Bartolini. Nel 1946 Giovanni Bartolini lavora il podere di sua proprietà insieme alla  famiglia composta da 8 persone. Nei primi anni sessanta, parroco Don Romano Serafini, una stanza dell’abitazione venne adibita ad oratorio per le ultime famiglie di Rio Salso, trasformando un camino in altare. Egidio Bartolini abitò a Frassineto fino al 1963.
SabbioniDa Frassineto, andando prima sulla strada e poi subito dopo scendendo sui prati, si arriva a vista alla casa dei Sabbioni.
Nel 1696 Luca di Francesco dai Sabbioni sposa Donna Alessandra figlia di Santi Mosconi di Val d’Acero. Nel 1897 il proprietario è Giovanni Giannelli e nel 1999 viene venduta alla famiglia Bellini di San Piero.E’ stata abbandonata nel 1970 da Nello Mazzoli.
Si risalgono i prati a monte della casa ed in breve, dopo aver superato un cancello, si giunge alla strada che è da seguire a destra per arrivare al piazzale di Monte Piano.

Nessun commento:

Related Posts with Thumbnails